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La storia dei colori

by Angela D'Uffizi on 12 febbraio 2014, no comments

I colori non sono irrilevanti! Essi influenzano il nostro ambiente, i nostri comportamenti, il nostro linguaggio e il nostro immaginario. I colori non sono immutabili e la loro storia è movimentata…..  

seicolori

 

Bianco Giallo Rosso Verde Blu Nero

La storia del BIANCO

Il Bianco è forse il colore più antico di tutti, il più fidato, quello che, da sempre, è investito dei simboli più forti ed essenziali: la vita, la morte. Sarà forse questo il motivo per il quale ce l’abbiamo tanto con lui?

Il Bianco è un colore? Per i nostri antenati, il bianco era un vero colore. Nelle grotte paleolitiche si usavano materie gessose per colorare le figure animali di bianco e nel Medioevo, si aggiungeva del bianco alle pergamene dei manoscritti miniati. In pittura e in tintura, lo si utilizzava come tinta il supporto prima di utilizzare il grigio d  ella pietra, il marrone del legno, il beige della pergamena, il greggio del tessuto naturale. Soltanto facendo della carta il supporto principale dei testi e delle immagini, la stampa ha introdotto un’equivalenza tra l’incolore e il bianco. Dopo infinite discussioni tra fisici, si è tornati all’antica saggezza che considerava il bianco un colore a tutti gli effetti. Perché il Bianco è associato alla purezza? Nel nostro immaginario, associamo istintivamente il bianco all’idea della purezza e dell’innocenza. Probabilmente perché nessun altro colore è così compatto in natura ed è relativamente più facile fare qualcosa di uniforme, omogeneo e puro con il bianco che non con gli altri colori. Cose del passato… Il colore bianco è stato per secoli garanzia di pulizia: tutti i tessuti a contatto con il corpo dovevano essere bianchi per ragioni igieniche e pratiche (il bianco è il colore che dura più a lungo nel tempo). I nostri bisnonni non si sarebbero mai coricati in lenzuola che non fossero bianche! Bianco come la luce Divina.. Altro simbolo forte che il bianco è quello della luce divina. Mentre la Vergine è stata associata per molto tempo al colore blu, Dio è sempre stato percepito, immaginato e raffigurato come luce bianca econ esso anche tutti gli Angeli. Anche il Big Bang viene spesso rappresentato come una gigantesca esplosione di luce bianca. Il bianco evoca la luce primordiale, l’origine del mondo e tutto ciò che è legato al trascendente. L’altra faccia del Bianco… L’altra faccia di questo simbolismo è il bianco della materia incerta, il bianca dei fantasmi e degli spettri. Con il bianco siamo nell’età della verginità e dell’innocenza, ma anche nell’età della vecchiaia e della saggezza. Gli europei sono visti come “quelli dall’incarnato bianco”. Il candore della pelle ha sempre agito come un segno di riconoscimento. Mentre nel XVIII secolo l’aristocrazia veniva definita con il termine “sangue blu” – poiché la loro pelle era così bianca e traslucida da poterne contare le vene, a differenza della pelle della classe contadina, arsa dal sole – nalla seconda metà del XIX secolo, per i signorotti diventa necessario distinguersi dagli operai – che hanno la pelle bianca perché lavorano al chiuso: per l’elitè è arrivato, dunque, il momento dell’abbronzatura! E oggi?                                                                                                                                                                Al giorno d’oggi, assistiamo ad un nuovo capovolgimento della tendeza: a forza di essere alla portata di tutti, l’abbronzatura è diventata quasi volgare. Gli asiatici, vedono nel nostro biancore un’evocazione della morte. In Africa, invece, la pelle opaca e secca degli europei è vista come malsana.

(“Il piccolo libro dei colori” di Michel Pastoureau, Dominique Simmonnet – ed. Ponte alle grazie)

 La storia del GIALLO 

Nel piccolo mondo dei colori, il Giallo è l’estraneo, l’apolide, quello di cui si diffida!

Gialla era la casa di Giuda, giallo il colore con il quale, in passato, si imbrattavano le case dei falsari, gialla anche la stella che designava di ebrei e li destinava alla deportazione… II giallo è , da sempre, il colore meno amato! È sempre stato così? Questo colore non ha sempre avuto una brutta immagine: nell’antichità, era molto apprezzato. Ai Romani piaceva indossare indumenti gialli durante le cerimonie e durante i matrimoni. In Asia e in Sudamerica è sempre stato considerato in modo positivo. In Cina fu a lungo il colore riservato all’Imperatore. In Occidente invece, il Giallo è il colore meno apprezzato di tutti – nelle classifiche di preferenza viene citato all’ultimo posto – dopo il blu, verde, rosso, bianco e addirittura il nero. Da dove nasce il disamore verso il Giallo? In primis, dalla concorrenza con l’oro. Nel corso del tempo infatti, è stato il colore aureo ad accentrare i simboli positivi del giallo, che evoca il sole, la luce, il calore e, per estensione, la vita, l’energia, la gioia, la potenza. Il giallo, privato del suo aspetto positivo, è diventato un colore spento, opaco, triste, il colore quello che ricorda l’autunno, il declino e la malattia. Contrariamente agli altri colori di base, il giallo è il solo che abbia serbato soltanto l’aspetto negativo. Quand è che il Giallo viene rivalutato? Il mutamento di status del giallo avviene alla fine del XIX secolo, epoca dei rivolgimenti della vita privata e delle tradizioni. Ma non ne vita quotidiana o nei gusti degli occidentali. Il giallo non è riuscito a liberarsi di tutti i suoi appellativi negativi e, anche oggi, si continua a diffidarne. Oggi, invece? Il giallo è poco presente nella nostra vita quotidiana: negli appartamenti, a volte, ci si concede qualche tocco di giallo per ravvivare un po’ l’ambiente. Ma è finita la mania degli anni Settanta, quando lo si trovava dappertutto. Il vero rivale del giallo oggi è l’arancione, che simboleggia la gioia, la vitalità, la vitamina C.

 La storia del ROSSO 

Contrariamente al morigerato Blu, il Rosso è un colore orgoglioso, che vuole esser visto senza passare inosservato!

Il Rosso, l’unico colore degno di esser definito tale! Nel sistema simbolico dell’antichità, che ruotava attorno a tre poli di colori, il Bianco era definito “l’incolore”, il Nero rappresentava grossomodo lo sporco e il Rosso era l’unico ad esser catalogato come colore. La sua supremazia si è quindi facilmente imposta in tutto l’Occidente. Fin dall’antichità, gli si attribuiscono i simboli del potere e della guerra – il dio Marte, i centurioni romani e alcuni sacerdoti portano abiti rossi, gli imperatori e i condottieri della Roma imperiale e addirittura il Papa e i suoi cardianli, fino a quel momento vestiti di bianco, dal XIII secolo in poi indosseranno abiti rossi. Questo colore rimanda a due elementi imprescindibilii: il fuoco e il sangue. Il rosso fuoco è la vita, lo Spirito santo della Pentecoste. Ma è anche la morte, l’Infermo, le fiamme di Satana. Il rosso è il sangue versato dal Cristo ma è anche la carne insozzata, i crimini di sangue. Il Rosso ha spopolato solo perché è un colore che attira l’attenzione? Indubbiamente il Rosso è stato messo in luce da questa sua caratteristica peculiare di non passare inosservato, poiché spiccava sui tanti colori dell’ambiente. Ma c’è un’altra importante ragione: i pigmenti rossi sono stati disponibili molto presto e si è potuto usarli in pittura e in tintura. Già l’arte paleolitica adoperava il rosso, ottenendolo dalla terra ocra rossa. In seguito, si è sfruttata l’erba robbia, poi ci si è serviti di alcuni metalli – come l’ossido di ferro e il solfuro di mercurio.                                                                                                                                                                                               E Cappuccetto Rosso? In tutte le numerose versione della fiaba, la ritroviamo sempre vestita in rosso. La spiegazione è semiologica: una bambina vestita di rosso porta un vasetto di burro bianco alla nonna vestita di nero. Ritornano i tre colori di base del sistema antico. La sposa era in Rosso! E lo resterà fino al XIX secolo -specie tra i contadini, vale a dire la stragrande maggioranza della popolazione dell’epoca. Perchè la scelta di questo colore? Perché nel giorno del matrimonio si iindossano gli indumenti più belli, e l’indumento bello e ricco per eccellenza è rosso. La “fuga” dal Rosso.. Per i riformatori protestanti il rosso è immorale, ricordando un passo dell’Apocalisse in cui San Giovanni racconta come la grande prostituta di Babilonia, vestita di rosso, cavalcasse una bestia uscita dal mare. Per Lutero, Babilonia è Roma. Bisogna dunque cacciare il rosso dal tempio e dagli indumenti di ogni buon cristiano. Questa “fuga” del rosso non è priva di conseguenze: dal XVI secolo in avanti, gli uomini non si vestono più di rosso. Mentre nel Medioevo il blu era adottato dalle donne e il rosso dagli uomini, adesso il blu diventa maschile e il rosso femminile. Nella vita quotidiana il Rosso è discreto. Più il colore blu si è diffuso intorno a noi, più il rosso si è defilato. Di rado i nostri oggetti sono rossi. La simbologia però è rimasta: segnali di divieto, semafori rossi, telefono rosso, allarme rosso, cartellino rosso, Croce Rossa. Tutto ciò deriva dalla stessa storia, quella del fuoco e del sangue.

(“Il piccolo libro dei colori” di Michel Pastoureau, Dominique Simmonnet – ed. Ponte alle grazie)

 La storia del VERDE 

Il colore mediocre, il colore di mezzo. Il colore tranquillo e non violento!

In realtà, nel corso dei secoli il verde ha rivelato un carattere trasgressivo e turbolento. Con l’eccezione della Germania, il verde era considerato un colore eccentrico. In passato, aveva la particolarità di essere un colore chimicamente instabile. Non difficile da ottenere da prodotti vegetali – foglie, radici, fiori, scorze – bensì difficile da rendere stabile. Colore instabile, è diventato il colore dell’instabilità. Esso rappresenta tutto ciò che si muove, cambia e varia. Il verde è il colore del caso, del gioco, del destino, della sorte, della fortuna. Nel mondo feudale, ci si affrontava in duello giudiziario su un prato verde. A partire dal XVI secolo nelle sale da gioco di Venezia, si gettano le carte su un tappeto verde. Nel XVII secolo, anche a corte si gioca su tavoli verdi. Il verde rappresenta la sorte, ma anche la malasorte, la fortuna ma anche la sfortuna, l’amore nascente ma anche l’amore infedele. Nel corso del tempo, è stata però la sua  valenza negativa ad avere la meglio. L’instabilità del verde è frutto della mescolanza del blu con il giallo? Questa ipotesi è alquanto recente. Solo dal XVIII secolo si è cominciato a mescolare il giallo con il blu per ottenere il verde. Un colore che era la risultante di un miscuglio non poteva però avere lo stesso valore degli altri! I chimici del XVIII secolo lo affermarono avanzando una teoria pseudoscientifica che definiva dei colori “primari” (giallo, blu, rosso) e dei colori “complementari” (verde, viola, arancio). Questa teoria, che non si fonda su alcuna realtà sociale e nega tutti i sistemi di valori e di simboli legati da secoli al colore ha stranamente dato luogo ad un’altra simbologia del verde: essendo questo  considerato il “complementare” del rosso (il colore del proibito), il verde è diventato il suo contrario, ovvero il colore del permissivismo. Questa idea si è imposta a partire dal 1800, quando si è creata una segnaletica internazionale per le navi, treni, auto. Il Verde, oggi. La nostra società ne ha fatto un simbolo di libertà, di giovinezza, di gratuità, di salute, cosa incomprensibile per un europeo del Medioevo e Rinascimento per il quale il verde non aveva niente a che vedere con la natura. Il verde della vegetazione è diventato quello dell’ecologia e della pulizia (cassonetti, zone verdi, treni verdi). Il verde occupa il secondo posto del nostro indice di gradimento dei colori, subito dopo il blu.

(“Il piccolo libro dei colori” di Michel Pastoureau, Dominique Simmonnet – ed. Ponte alle grazie)

  La storia del BLU 

Il Blu è un colore giudizioso. Sarà per questa sua caratteristica che, dal 1890 circa in poi, è diventato, nel corso del tempo, il colore preferito dagli occidentali? Si! Ma non sempre ha detenuto questo primato. Nell’antichità, infatti, il Blu non era classificato nella categoria “colori”, al pari dei privilegiati rosso, bianco e nero. Ad eccezione dell’Egitto faraonico, dove era considerato un colore portafortuna per l’aldilà. Forse è proprio perché il colore Blu è difficile da ottenere e da padroneggiare che, durante l’Antichità, non ha  avuto un ruolo predominante nella vita sociale, religiosa o simbolica nel tempo. Il colore Blu non trova posto nemmeno nella Bibbia! I testi biblici antichi in ebraico, in aramaico e in greco utilizzano pochi termini per i colori: saranno le traduzioni in latino e, successivamente, in lingua moderna ad aggiungerli. Da quando e perché il Blu acquista il ruolo predominante che detiene tutt’oggi? Il Blu viene riabilitato tra il XII e il XIII secolo. Questo improvviso capovolgimento non è stato provocato dai progressi fatti per la sua fabbricazione, bensì da un profondo cambiamento delle idee religiose; il Dio dei cristiani diventa un dio di luce e la luce è “azzurra”. In quei secoli imperversa, inoltre, la voglia di catalogare e classificare gli individui e a dar loro dei segni di identità: compaiono quindi i cognomi, gli stemmi e le insegne di mansioni. I colori tradizionali di base – bianco, rosso e nero – non bastano più , poiché offrono un limtato numero di combinazioni possibili. Il colore Blu, insieme al Verde e al Giallo, ne approfitteranno tanto da trasformare il sistema a tre colori fondamenti in uno sistema a sei colori.                                                                                                         Nel XIII secolo il Blu, divinizzato, si è diffuso nell’intera società! In tre generazioni, il Blu diventa un colore di moda tra le classi aristocratiche. La tecnica si perfesionerà di conseguenza: i tintori, stimolati e sollecitati,  faranno a gara per scovare nuovi procedimenti di fabbricazione e riusciranno ad ottenere delle magnifiche tonalità di Blu con altrettante magnifiche conseguenze economiche. Intorno al 1720, un farmacista di Berlino scopre casualmente l’ormai famoso Blu di Prussia. Il Blu è di moda in tutti i settori e il romanticismo accentuerà la tendenza: l’eroe di Goethe, il giovane Werther e i giovani europei si vestono di blu mentre la poesia celebrerà il culto di questo colore così malinconico. La spinta dall’America…. Nel 1850 un indumento dà un ulteriore spinta alla popolarità del Blu: i Jeans, inventati a San Francisco da un sarto ebreo, Levi Strauss, i pantaloni ideali, di tela spessa tinta con l’indaco, utilizzata come un vera e propria “tuta” da lavoro. Contemporaneamente, il Blu assume un significato politico che ha a sua volta subito un’evoluzione particolare. In Francia, ad esempio, fu al principio il colore dei repubblicani, successivamente è stato spinto verso destra ed infine, dopo la Prima guerra mondiale, è diventato conservatore. Eccolo quindi sul trono dei colori! Le organizzazioni internazionali – l’ONU, l’UNESCO, il Consiglio d’Europa, l’Unione Europea – hanno tutte optato per un simbolo di colore Blu.

(“Il piccolo libro dei colori” di Michel Pastoureau, Dominique Simmonnet – ed. Ponte alle grazie)

 La storia del NERO 

Come il bianco, anche il nero si tiene in disparte nella nostra storia.

Istintivamente, associamo il colore nero ad aspetti negativi: le paure infantili, le tenebre, la morte, il lutto. Questa dimensione è onnipresente nella Bibbia: il nero è irrimediabilmente legato ai funerali, ai defunti, al peccato. Ma c’è anche un nero più pregevole, quello della temperanza, dell’umiltà, dell’austerità, quello che fu portato dai monaci e imposto dalla Riforma. Si è poi trasformato in nero dell’autorità, quello dei giudici, degli arbitri, delle auto dei capi di Stato. C’è un nero buono e c’è un nero cattivo? Nelle società antiche venivano utilizzati due termini latini per qualificarlo: “niger” – che indicava il nero brillante – e “ater” – che indicava il nero opaco, il nero infausto. Il Nero comprende tutti gli altri colori? Se si mescolano tutti i colori insieme, si ottiene per lo più una sorta di bruno o di grigio. Chimicamente, il vero nero è difficile da ottenere. Ciò spiega perché, sino alla fine del Medioevo, il nero è così poco presente nei quadri. I tintori italiani della fine del XIV secolo fecero progressi nella gamma dei neri, dapprima sulle sete, poi sui tessuti di lana. La Riforma dichiarò guerra ai toni accesi e professò un’etica dell’austero e dello scuro. I grandi riformatori si facevano ritrarre in vesti che avevano il colore umile del peccatore. Il nero divenne allora un colore di moda non soltanto per gli ecclesiastici, ma anche per i principi: Lutero e Carlo V vestivano di nero. Questa moda si è perpetuata. Il nero elegante dei nostri abiti di gala è l’erede diretto del nero principesco del Rinascimento. Il nero non è ovunque il colore del lutto. In Asia il colore del lutto è il bianco, poichè il defunto si trasforma in un corpo di luce, un corpo glorioso e s’innalza verso l’innocenza e l’immacolatezza. Tra i romani l’indumento del lutto doveva essere grigio, il colore della cenere. Il cristianesimo ha coltivato questo simbolo, ha associato il lutto allo scuro. La prerogativa del Nero: essere associato al suo contrario, il bianco. Così come il bianco, anche il nero si è visto contestare il suo status di colore. Molti fattori hanno contribuito a questa discriminazione. In primis, la teoria del colore “luce”, che si è sviluppata alla fine del Medioevo: se il colore era la luce, il nero doveva per forza essere l’assenza di luce. Secondo: la comparsa dell’immagine incisa e della stampa ha imposto di colpo la coppia di colori bianco-nero. Terzo: la scienza. Scoprendo la composizione dello spettro dell’arcobaleno, Isaac Newton stabilì un continuum dei colori (viola, indaco, blu, verde, giallo, arancio, rosso) che per la prima volta escluse sia il bianco che il nero. Tutto ciò contribuì dunque a far sì che, a partire dal XVII secolo, questi due colori finissero in un mondo a parte – che trovarono il loro universo congeniale nel Cinema e nella Fotografia. E oggi? Oggi il bianco e nero si vede rivalutato tanto da essere considerato più elegante e più vero del colore. Gli scienziati da un lato e gli artisti dall’altro riconoscono, oggi, finalmente che il nero è, come il bianco, un colore a tutti gli effetti. Adesso che il colore è onnipresente, è il bianco e nero a rappresentare la vera rivoluzione!

(“Il piccolo libro dei colori” di Michel Pastoureau, Dominique Simmonnet – ed. Ponte alle grazie)

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