Dal ventre materno… alla capanna… alla casa

by Angela D'Uffizi on 13 marzo 2015, no comments

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Avete mai riflettuto sul fatto che per i nostri primi nove mesi di vita il grembo materno è stata la nostra casa?

Quali sono le sensazioni che abbiamo provato nel grembo/casa? Anche se stiamo stati per nove mesi in un “posto” chiuso, il contatto con il mondo esterno c’è sempre stato attraverso i nostri sensi. Abbiamo ascoltato, visto e provato sentimenti.

Anche se avevamo la protezione dalle pareti dell’addome, la luce ci ha raggiunto…se era una luce intensa abbiamo coperto gli occhi con le nostre manine mentre abbiamo gradito la luce più soffusa. Abbiamo avvertito il calore dei raggi solari e probabilmente visto una luce rossastra. Abbiamo ascoltato il battito cardiaco di nostra madre, le voci delle persone intorno, e più le voci erano basse, più ci siamo sentiti tranquilli e rassicurati. Abbiamo percepito gli stati d’animo di nostra madre e di riflesso anche del papà. Se le emozioni erano negative non ci piacevano mentre abbiamo gradito le emozioni positive perché ci facevano sentire coccolati e sereni.

Ovviamente tutto questo ci è arrivato in forma attutita perché il ventre materno ha rappresentato una sorta di “contenitore” che ci ha nutrito ma soprattutto protetto, ci ha garantito tranquillità, sicurezza e tutela.

Una volta usciti dal ventre materno che cosa ha assolto a questa funzione?

Sicuramente la “casa” è sempre stata considerata un “contenitore”, un luogo di riferimento, simbolicamente associato all’utero materno. Come il ventre materno ci ha protetto per nove mesi, così la casa ci fornisce stabilità e certezze per tutta la vita.

Quello che ora vi propongo è un breve viaggio nella storia dell’abitazione, per vedere com’è cambiata la casa nel corso dei secoli e quali le funzioni che le sono state attribuite.

In origine, infatti, la casa aveva una funzione differente da quella odierna. La vita si svolgeva prevalentemente all’aperto e la casa non era un luogo di riposo, nel quale passare le ore della giornata con la propria famiglia, ma era semplicemente un luogo di rifugio per la notte e di riparo dalle intemperie. In sintesi, la CAPANNA è stata la prima forma abitativa costruita dall’uomo. Con la formazione delle prime civiltà stanziali, le abitazioni cambiarono e divennero una delle forme di distinzione tra i diversi strati sociali. Si assiste, così, allo sviluppo di modalità costruttive diverse per le abitazioni popolari da un lato e per le élite dall’altro. Una distinzione che, con modalità differenti, è durata fino ai nostri giorni.

PREISTORIA – Nel Paleolitico (età della pietra antica) l’uomo era cacciatore e nomade di conseguenza il rifugio era considerato qualcosa di temporaneo e le capanne/caverne fatte di pali, paglia, fango, pelli di animali. Durante il Neolitico  (età della pietra nuova o levigata) ci fu la scoperta dell’agricoltura e dell’allevamento, l’uomo divenne stanziale e cominciò a costruire capanne con il legno o con mattoni (argilla e paglia mescolati e seccati al sole). C’era un’unica grande stanza centrale e in un angolo un focolare. Nell’era Calcolitica (età dei metalli: rame, bronzo, ferro) i villaggi cominciarono a trasformarsi in città e nacquero le prime palafitte (capanne costruite su lunghi pali conficcati sul fondo di un lago o di una palude, collegate alla terraferma mediante delle passerelle che durante la notte venivano ritirate) e le terramare (palafitte costruite sulla terraferma)

EGIZI – Con la costituzione delle antiche civiltà iniziarono a sorgere città, case, palazzi, templi. C’erano vari tipi di case in base al censo. La casa tipo del funzionario aveva un pianterreno destinato alle attività lavorative, il primo piano al ricevimento degli ospiti o degli amici, il secondo alle camere per la notte e alle stanze per l’harem. La casa del ceto medio aveva due piani, uno per dormire e uno dove si svolgeva la gran parte della giornata. La casa popolare aveva invece solo un piano, con un arredamento essenziale, e molto spesso era formata da una solo camera. Per i ceti più elevati c’erano le ville, molto ampie per ospitare amici e suddivise in spazi riservati alla vita intima, sale di rappresentanza e locali accessori. I materiali utilizzati erano mattoni ma anche canne, papiro, legno e fango

GRECI – Durante l’età classica i greci vivevano la casa quasi esclusivamente la notte, di conseguenza non erano particolarmente interessati alla sua bellezza. Erano invece molto attenti alla bellezza della città dove passavano gran parte della giornata: nei templi, negli edifici pubblici, nelle botteghe, nelle piazze. Le case dei ricchi e dei poveri sorgevano l’una affianco all’altra lungo le vie della città. Le differenze erano date dalle dimensioni, dai materiali costruttivi e dagli arredi. La casa tradizionale era realizzata con fango e ciottoli, con il tetto di paglia. Nella parte centrale c’era un cortile dal quale prendevano luce le varie stanze. Talvolta era su due piani e al secondo piano vi si trovava un appartamento riservato alle donne, il gineceo, al quale si accedeva mediante una scala di legno. Le case delle famiglie benestanti erano costruite in mattoni cotti con tetto in tegole o con mura in mattoni crudi e assi di legno. Avevano un corridoio che portava al cortile centrale circondato da portici, aperto, che dava luce ed aria alle stanze che vi si affacciavano: sale da pranzo, sale riunioni, dispensa, cucina, camere da letto degli uomini e più isolate e separate, quelle delle donne.

ROMA – in linea di massima le abitazioni romane possono essere suddivise in tre categorie principali: domus, insulae e villae.

La domus era un domicilio privato urbano delle ricche famiglie patrizie. A un piano, era strutturata intorno al cortile aperto (atrium) e al giardinetto (perstylium). L’atrium era uno spazio centrale quadrato/rettangolare con un’ampia apertura sul soffitto (impluvium), alla quale corrispondeva sul pavimento una grande vasca (compluvium) utile per raccogliere l’acqua piovana. Attorno all’atrium si aprivano la sala di rappresentanza (tablinum) e le camere da letto (cubicula). Nella seconda parte della domus c’era il peristylium, un giardinetto circondato da portici e decorato con colonne, piante, statue e fontane. Intorno ad esso si aprivano la sala da pranzo (triclinium), la cucina, il bagno e le latrine.

Le Insulae erano palazzine quadrangolari, alte dai tre ai sei piani, date in affitto al proletariato. La struttura presentava un cortile interno (cavedio), talvolta porticato, sul quale erano posti i corridoi di accesso alle varie unità abitative. Il piano terra era generalmente occupato dalle botteghe (tabernae). Ogni unità aveva da tre a dieci vani, uno di questi era di dimensioni maggiori e in posizione migliore. Il primo piano, solitamente, ospitava le abitazioni di maggior pregio, spesso servite da una balconata lignea, che percorreva l’intero affaccio stradale. Il prospetto era a mattoni, e l’effetto policromo era creato dai laterizi di colori diverse che costituivano i vari elementi architettonici. I solai e le coperture erano spesso sostenute da volte che garantivano maggiore stabilità. I servizi igienici mancavano dal momento che venivano utilizzate le latrine pubbliche e le terme.

La Villa era essenzialmente una casa di campagna, che si sviluppò a partire dall’età tardo-repubblicana, costituita da un insieme di edifici con funzioni diverse. Il nucleo centrale era l’azienda agricola con fienili e granai, c’erano poi abitazioni, locali di rappresentanza e giardini. In età imperiale, con l’accrescersi della potenza di Roma, venne considerata un luogo di riposo e svago, quindi i padroni e i loro ospiti alloggiavano in un edificio distaccato. Si aggiunsero poi terme, biblioteche e teatri.

MEDIOEVO – troviamo tre tipologie di abitazioni: il castello, le case contadine e la casa cittadina

Il castello inizialmente era costituito da un edificio centrale in legno mentre verso la fine del X secolo cominciarono ad essere realizzati in pietra e circondati dalla cinta muraria con torri, bastioni e mura merlate. All’interno della cinta muraria c’erano i vari cortili che ospitavano edifici con diverse funzioni: abitazioni per artigiani, servitori, truppe, i magazzini… Il feudatario dimorava nelle camere più inaccessibili di una torre, mentre i suoi familiari occupavano le stanze posizionate al piano terra. Una grande sala era il luogo di riunione con pareti spoglie, sedili di muratura ricavati nei vani delle finestre, strutture delle volte di copertura e grandi camini.  Il resto dell’arredamento era molto spartano e povero. Armadi utilizzati come ripostigli, bauli per riporre i vestiti, un tavolo, qualche seggiola e un letto. Nella cucina c’era il forno e la legnaia.

Le case contadine erano case unifamiliari in legno con tetto in paglia. Inizialmente erano costruite direttamente sul lotto di terra da lavorare. Dal X secolo in poi, per aumentare la sicurezza, si cominciarono a costruire case nei pressi del castello in modo tale che, in caso di attacco, i contadini si potevano velocemente rifugiare nel castello

Le case cittadine erano considerate il posto sicuro dove si dormiva e ci si proteggeva dai rischi notturni. Nelle città, infatti, si viveva molto all’aperto, si frequentavano cattedrali, mercati e palazzi pubblici. Le case erano generalmente unifamiliari ed avevano annessa la bottega che si apriva direttamente sulla via.  I locali per l’abitazione erano al piano superiore e consistevano in un’ampia sala con un grande camino centrale intorno al quale si soggiornava e si dormiva

RINASCIMENTO – è stato caratterizzato dal recupero dell’antico e dalla rappresentazione razionale dello spazio (prospettiva). In tutta Europa nacquero eleganti palazzi che riprendevano la concezione architettonica classica. Il palazzo rinascimentale di solito era un blocco unitario in muratura, che si sviluppava in altezza su tre piani. Il piano terra era destinato ai locali di servizio; il primo piano ospitava le sale di rappresentanza dove si svolgevano feste e ricevimenti; il secondo piano era abitato dai componenti della famiglia, mentre nel sottotetto c’erano gli alloggi per la servitù. Le sale erano ricche di decorazioni (affreschi, stucchi, quadri, arazzi) e mobili pregiati. Le abitazioni del ceto borghese erano organizzate in modo leggermente diverso. Il piano terra, inizialmente usato come laboratorio artigianale, veniva adibito a bottega affittato. Al primo piano c’erano i locali destinati al lavoro e agli uffici, mentre nei piani superiori c’erano le stanze della famiglia.

SEICENTO e SETTECENTO – assistiamo alla separazione netta tra gli strati sociali. La nobiltà si rifugiava in grandi e sfarzosi palazzi che talvolta diventavano vere città (es. Versailles), mentre l’alta borghesia si concentrava in interi quartieri costituiti da grandi palazzi unifamiliari che si dispiegavano lungo le vie principali della città e delle piazze, abbellite con alberi e giardini. Nacquero inoltre i quartieri popolari, con palazzine a più piani costruite con materiali scadenti, che ospitavano persone che svolgevano lo stesso mestiere

OTTOCENTO – fu  un secolo di grandi trasformazioni economiche, sociali e politiche. In particolare la Rivoluzione Industriale modificò completamente l’assetto della città. I fattori di cambiamento furono: 1) aumento della popolazione che comportò l’ampliamento di beni e servizi; 2) le città crebbero rapidamente poiché, costruite sul modello medievale, non riuscivano a contenere il numero sempre maggiore di cittadini; 3) la nuova tendenza del pensiero politico che svalutava le forme di controllo, comportò uno sviluppo libero dei centri abitati. Nacquero così le periferie dove, speculatori orientati esclusivamente al guadagno, costruirono case accostate l’una all’altra. Non c’erano senza spazi per le attività all’aperto nelle strade circolavano in modo indiscriminato, persone, veicoli, animali, bambini. Inoltre spesso le fabbriche, costruite vicine a queste case, disturbavano la vita con il rumore ed il fumo facendo risultare l’ambiente disordinato ed instabile. Com’ è facile immaginare, le classi più povere subivano maggiormente gli inconvenienti di questa vita.

NOVECENTO – ci fu un massiccio spostamento della popolazione dalle campagne verso i centri urbani, quindi continuò la crescita esponenziale delle grandi città. Si assistette all’uso preponderante del cemento armato, il quale, consentendo una costruzione in tempi rapidi, diventò il principale materiale di costruzione degli edifici. Se da una parte ci fu una maggiore standardizzazione, dall’altra aumentò la salubrità degli edifici, indipendentemente dalle classi sociali. L’eccessiva crescita della popolazione cittadina comportò la nascita di città-satellite, città di piccola/media dimensione situate nei pressi di una città maggiore, dotate di attrezzature e servizi che le rendono parzialmente indipendenti dalla città. Anticiparono l’espansione periferica delle metropoli, che avvenne dopo la Seconda Guerra Mondiale, con una crescita selvaggia delle abitazioni, senza efficaci piani urbanistici. Realtà spesso povere di servizi sociali, scuole e verde

Bibliografia:  

  • Giuliana Bandinelli, Piccola storia dell’abitazione in Europa,  in La Ricerca. Enciclopedia monografica Loescher, Loescher Editore, Torino, 1965
  • Mario Coppa, Piccola storia dell’urbanistica. Abitazione e habitat, UTET, Torino, 1990
  • Gabriella D’Amato, L’arte di arredare. La storia di un millennio attraverso gusti, ambienti, atmosfere, Bruno Mondadori, 2001
  • www.storiafacile.net

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